Lo scapolare di San Michele Arcangelo

Nella Basilica di San Giuseppe, durante la Celebrazione Eucaristica, presieduta dal Rettore del Santuario Padre Stanislaw Zurad e concelebrata da Mons. Tymon Chmielecki, sono stati consegnati gli scapolari di San Michele.

Lo scapolare di San Michele è un segno esteriore dell’affidarsi a San Michele Arcangelo e dell’affiliazione alla Famiglia Michaelita. Lo scopo di portarlo è il rinnovamento del culto di San Michele Arcangelo. Coloro, che portano lo scapolare partecipano ai beni spirituali della Congregazione di San Michele Arcangelo.

Chi avrebbe piacere di ricevere lo scapolare di San Michele Arcangelo può rivolgersi al Rettore del Santuario.

Scapolare di San Michele Arcangelo [PDF]

L’eroicità delle virtù della Serva di Dio – Anna Kaworek

Oggi, 15 gennaio 2019, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza l’Em.mo Card. Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare il Decreto riguardante:

le virtù eroiche della Serva di Dio Anna Kaworek, Cofondatrice della Congregazione delle Suore di San Michele Arcangelo; nata a Biedrzychowice (Polonia) il 18 giugno 1872 e morta a Miejsce Piastowe (Polonia) il 30 dicembre 1936.

Come famiglia michelita siamo grati a Dio e al Santo Padre e preghiamo per il miracolo, attribuito all’intercessione della Serva di Dio Anna Kaworek.

Apertura delle celebrazioni in onore del bicentenario della morte di fra Giuseppe Andrea Rodio

Carissimi questa sera siamo qui raccolti per celebrare l’Eucaristia in memoria e in suffragio del Servo di Dio fra Giuseppe Rodio, esattamente nell’anniversario del suo transito alla casa del Padre, avvenuto 200 anni fa, il 11 gennaio 1819.

Ringraziamo oggi il Signore perché ha voluto inviare esattamente il 6 aprile del 1777 fra Giuseppe Andrea Rodio a Castel Sant’Elia. Un piccolo terziario, ma con un cuore generoso e grande, pieno di amore per Maria Santissima.

“Eucaristia” significa “rendimento di grazie” e noi desideriamo rendere grazie al Padre per il dono che è stato per questo santuario. Rendiamo grazie per l’opera che lo Spirito ha realizzato nella vita di questo terziario francescano, una vita sin da piccolo dura, travagliata, con passaggi, dolori, incomprensioni, la vita rigida.

Rendiamo grazie per la realtà che il Signore ha suscitato attraverso il cuore di fra Rodio, per il suo zelante lavoro prima come eremita-custode della grotta della Madonna, poi come genio di un’opera nella forma di scalinata, che ha unito l’esterno con la Grotta della Madonna.
Questa celebrazione ha dunque un carattere di gioia, di stupore e di gratitudine:

festa perché siamo convinti che anche se ancora non è stato proclamato beato, ma per tutta la sua vita da eremita, spesa per il Signore abbia raggiunto la pienezza della santità, e quindi il giorno anniversario della sua morte sia il suo dies natalis, il giorno della sua nascita alla gloria e alla vita del cielo.

Con fiducia guardiamo il percorso verso la sua beatificazione e preghiamo perché arrivi presto il giorno in cui lo potremo venerare come un figlio santo della Chiesa.

Chi ha letto la sua storia o né sentito parlare, sa bene che egli non amava apparire, amava il nascondimento, il silenzio, l’umiltà, sapeva che Dio fa crescere le cose grandi nell’ombra, lontano dal palcoscenico del mondo, e sicuramente si sarebbe stupito che qualcuno si fosse rivolto a lui come a un santo. Anzi, spesso veniva preso in giro. Quando fra Rodio iniziò il lavoro di scavare la scala, racconta l’autore, alcuni dicevano: sei sciocco veramente che pretendi di fare questo lavoro! Rispose fra Rodio: “con l’aiuto del Signore si può fare tutto”. Grande fede!!!

I santi autentici sono così, si sentono sempre dei poveri peccatori in cammino, hanno l’impressione di avere fatto poco, in confronto ai doni ricevuti e alla misericordia di Dio sperimentata, sono uomini, direbbe Papa Francesco, completamente “decentrati” da sé, e totalmente “centrati” su Cristo.
Proprio perché sono presi e avvinti da Gesù, ne diventano testimoni luminosi, ed è per questo che la Chiesa ama riconoscere la santità eroica di alcuni suoi figli: non per mostrare quanto siano stati “bravi”, ma per far vedere la bellezza di una vita che si è lasciata plasmare dal Signore, anche nelle ore del buio e della prova, e per raccontare a tutti quanto sia vera e reale la presenza del Risorto, che sa trasfigurare il volto dei suoi amici.
Leggendo il Vangelo di oggi, che non abbiamo scelto ma ci è stato regalato, possiamo vedere la persona di fra Rodio. Credere davanti all’impossibile, Credere nonostante le avversità, Credere che tutto possa accadere se il Signore vuole.

Credere è una parola magica che ti fa affrontare la vita in maniera completamente diversa, ti fa entrare in una strada a cercare parcheggio alle quattro di notte quando tutti i posti sono solitamente esauriti alle sette di sera, credere ti fa andare avanti anche quando tutti ti deridono, ti fa studiare nonostante i brutti voti, ti fa cercare lavoro quando attorno a te la crisi miete sempre più vittime.

Credere è vivere con la speranza che tutto si possa risolvere e che ciò che è formalmente negativo sia comunque un bene per qualcuno e volontà di Dio, imparando così ad accettare ma non a subire.

Credere è gioia, è abbandono tra le braccia di un Padre che non potrà mai deluderti.

Maria ss.ma ad Rupes non ha deluso mai fra Rodio, lo ha sempre sostenuto, guidato, guarito anche dalle malattie fisiche, perché ha speso tutte le sue forze umane e spirituali per divulgare il culto della Madonna. Preghiamo perché possa ricevere la gloria degli altari.

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